ALZHEIMER: Identificazione di 75 fattori di rischio genetici

Gli autori sottolineano che la malattia di Alzheimer è la forma più diffusa di demenza. Si stima che oltre 150 milioni di persone potrebbero essere colpite entro il 2050. La malattia è multifattoriale ma ha una forte componente genetica. Oggi non esiste una cura, i farmaci disponibili mirano principalmente a rallentare il declino cognitivo e ridurre alcuni disturbi comportamentali.

Caratterizzando meglio i fattori di rischio, diventa possibile prevenire i fattori modificabili e prendere di mira i fattori genetici.

Mirare, attraverso nuove terapie, alle vie molecolari coinvolte nella malattia.

Lo studio: il team internazionale si è quindi concentrato su questi fattori genetici e sta conducendo qui uno studio di associazione sull’intero genoma (GWAS: Studio sull’associazione a livello di genoma) in un ampio campione di malati di Alzheimer. Questo tipo di studio permette di analizzare l’intero genoma di decine di migliaia o centinaia di migliaia di individui, sani o malati, e di identificare i fattori di rischio genetici associati ad aspetti specifici della malattia.

  • 75 regioni o “loci” del genoma sono stati identificati come associati alla malattia di Alzheimer, 42 delle quali non erano mai state implicate nella malattia prima;
  • queste regioni sono state poi caratterizzate dai ricercatori, al fine di comprendere meglio le loro implicazioni cliniche e biologiche, e quindi i meccanismi cellulari ei processi patologici coinvolti.

Diversi fenomeni cerebrali patologici sono qui confermati con l’identificazione di questi loci:

  • l’accumulo di peptidi beta-amiloide già ben documentato nella malattia;
  • e modificazione della proteina Tau, i cui aggregati nei neuroni sono ugualmente caratteristici della malattia;
  • alcune delle regioni genomiche identificate sembrano essere coinvolte nella produzione di peptidi amiloidi e nella funzione della proteina Tau;
  • disfunzione dell’immunità innata e azione della microglia (cellule immunitarie presenti nel SNC che svolgono un ruolo nell’eliminazione di scorie e sostanze tossiche);
  • il coinvolgimento nella malattia di una via di segnalazione dipendente dal fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-alfa), una citochina coinvolta nel mantenimento dell’omeostasi del sistema immunitario.

Questi risultati forniscono una migliore panoramica dei diversi processi patologici coinvolti nella malattia e aprire nuove strade terapeutiche, come il targeting della proteina precursore dell’amiloide, la protezione della microglia o persino il targeting del TNF-alfa.

Verso una firma biologica predittiva della malattia? Sulla base di questi dati biologici, i ricercatori hanno sviluppato un modello di punteggio di rischio genetico che aiuterà a identificare le persone ad alto rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer.

Il team ora prevede di replicare questi risultati su un campione più ampio, includendo anche partecipanti di diverse origini etniche.

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